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VERTENZA PRECARI - INCONTRO GIOVEDI' 8 GENNAIO 2015 - ORE 16.30 PDF Stampa E-mail
 

Ciao a tutt*,

La FLC CGIL di Torino convoca un’assemblea dei ricorrenti della cosiddetta “vertenza precari” e di tutto il personale precario della scuola statale per informare e discutere sugli effetti della sentenza della Corte di Giustizia Europeaconseguenze e prospettive sul personale precario e prosecuzione della tutela legale.

L’incontro si terrà nel salone Pia Lai presso la CGIL Camera del Lavoro Provinciale di Torino giovedì 8 gennaio 2015, dalle ore 16.30 alle 18.30.

La FLC CGIL aveva avviato la vertenza nazionale per la stabilizzazione del personale precario nel lontano 2010 insieme all'operazione centomila, dopo che la Commissione Europea definì un abuso la reiterazione per più di 36 mesi dei contratti a tempo determinato allo stesso personale su posti stabilmente vacanti.

Da allora la vertenza ha coinvolto migliaia e migliaia di precari i quali sono stati assistiti dai legali della FLC CGIL nei diversi gradi di giudizio e fino in Cassazione ottenendo molte vittorie.

La FLC CGIL inoltre è intervenuta nella causa presso il Tribunale di Napoli che nel gennaio 2013 ha rimesso alla Corte di Giustizia europea il giudizio sulla questione della legittimità della normativa italiana in materia di precariato. La FLC CGIL è quindi stata presente con i suoi legali il 27 marzo 2014 presso la Corte di Giustizia nell’udienza che ha dibattuto la questione dei precari della scuola italiana e infine è stata presente lo scorso 26 novembre a Lussemburgo quando la Corte finalmente ha riconosciuto le ragioni dei precari censurando il comportamento dello Stato italiano.

Ora la FLC CGIL chiede al Governo di dare immediata attuazione alla sentenza stabilizzando tutti i precari che hanno i requisiti richiamati dalla sentenza.

La questione riguarda oltre 200 mila lavoratori della scuola, tra docenti e Ata, che stanno nelle graduatorie a esaurimento, in quelle di seconda fascia, che hanno ottenuto l’abilitazione nel Tfa e nel Pas.

Cosa dice in sostanza questa sentenza?

Il prof. Vittorio Angiolini, che ha rappresentato la FLC CGIL a Lussemburgo , ha spiegato che il principio di diritto su cui si basa la sentenza è il contrasto della normativa italiana con quella europea, in quanto il nostro attuale sistema non prevede misure dissuasive e preventive dell’abuso di contratti a termine. Gli accordi europei che regolano la materia impongono agli stati di indicare ragioni oggettive che giustifichino la reiterazione dei contratti a termine, ponendo anche un limite temporale; devono indicare anche delle sanzioni per chi ne abusa e i risarcimenti non devono essere inferiori al danno del lavoratore, altrimenti la misura dissuasiva non funziona. Da noi spesso si ricorre al risarcimento forfettario che non sempre è un deterrente. Inoltre, la Corte ritiene che non sia sufficiente che lo Stato dichiari l’intenzione di bandire i concorsi: deve indicare tempi certi del loro espletamento. Infine, il principio che non si deve abusare di contratti a termine laddove si manifestano esigenze permanenti vale sia per il settore pubblico sia per quello privato.

Cosa succederà ora?

La FLC CGIL solleciterà il governo a intervenire con urgenza per sanare questa situazione anche perché altre migliaia di ricorsi stanno per essere presentati ed è ragionevole prevederne il risultato. Il governo è in colpevole ritardo. Questa sentenza era annunciata, visto che la normativa europea in materia è chiarissima già da 15 anni. La legislazione italiana, a cominciare dal collegato lavoro dell’ex ministro Sacconi (2010), se ne è fatta beffa e ora il governo subirà la procedura d’infrazione e dovrà pagare multe miliardarie, oltre ai risarcimenti per la soccombenza nei ricorsi.

Poiché tali soldi potrebbero essere usati in modo più proficuo, la FLC CGIL ha inviato ai ministri competenti una diffida per chiedere immediati e tempestivi atti volti a porre fine al comportamento omissivo dello stato italiano e a dare esecuzione immediata alla decisione della III Sezione della Corte di Giustizia Europea del 26 novembre 2014.

Contestualmente la FLC CGIL chiede agli stessi ministri di attivare un’operazione di trasparenza per conoscere bene quante persone iscritte alle diverse graduatorie, comprese quelle di istituto, abbiano i numeri per entrare nei piani di stabilizzazione e di stabilizzarli subito senza attendere l'inizio del prossimo anno scolastico

Questa sentenza avrà l’effetto di far emergere anche i tanti microabusi che una dissennata e punitiva legislazione sul lavoro ha diffuso. Le conseguenze non saranno né sanatorie, né piani assistenziali, ma un riordino del lavoro che farà bene ai lavoratori, restituendogli dignità, e alle amministrazioni pubbliche, soprattutto scuole, università, enti di ricerca e di alta formazione, che potranno contare su un buon lavoro. Questa volta l’Europa lo impone davvero. Ce lo chiede l’Europa!

Questo è un primo obiettivo della FLC CGIL. La nostra mobilitazione continua!

I precari devono avere un prospettiva occupazionale certa e nel contempo devono avere una Rappresentanza Sindacale.

Nelle prossime elezioni RSU potranno votare (elettorato attivo) anche tutti i lavoratori a tempo determinato in servizio al momento delle votazioni. Potranno essere candidati (elettorato passivo), inoltre, anche tutti i lavoratori a tempo determinato che siano in servizio al momento dell'annuncio delle elezioni (13 gennaio 2015) e abbiano un contratto di almeno 12 mesi, successivi all'elezione della RSU.

Per la scuola l'elettorato passivo è esteso anche a coloro che hanno un contratto annuale fino al termine delle attività didattiche).

Dopo quella alla Corte europea, un'altra vittoria della FLC.

 
SCIOPERO GENERALE. 12 DICEMBRE. CORTEO ORE 9. PIAZZA VITTORIO - TORINO PDF Stampa E-mail
 SCIOPERO GENERALE. 12 DICEMBRE.  CORTEO ORE 9. PIAZZA VITTORIO - TORINO
Il 12 dicembre fermiamo le scuole pubbliche e private, le università, la ricerca, i conservatori, le accademie e la formazione professionale.
 
 
Lo sciopero generale proclamato da CGIL e UIL per il 12 dicembre 2014 è la risposta alle politiche fallimentari del Governo. Le lavoratrici e i lavoratori, i pensionati, le nuove generazioni e la parte più debole del Paese satnno pagando da soli i costi della crisi.
Il Jobs Act e la Legge di stabilità 2015 sono i segnali più evidenti della subalternità del Governo alla Confindustria e ai poteri forti. 
Si vuole cancellare la funzione del sindacato, nei settori pubblici e nei settori privati, per indebolire i diritti dei lavoratori e ridurre ulteriormente i salari. 
Le manifestazioni del 25 ottobre e dell’8 novembre scorsi hanno evidenziato come il lavoro e il suo valore debbono tornare ad essere centrali per dare risposte alla domanda di cambiamento che emerge dal Paese.
Senza il radicale cambiamento delle politiche economiche e sociali del Governo non si potranno rinnovare i contratti pubblici e non ci sarà una vera riforma delle pubbliche amministrazioni. Il decreto e il disegno di legge delega sulla pubblica amministrazione mortificano il lavoro pubblico e intendono rilegificare i rapporti di lavoro.
La cancellazione di fato del contratto nazionale, la forte limitazione della contrattazione nei luoghi di lavoro, insieme al blocco degli scatti di anzianità nella scuola, nell’università, nella ricerca e nell’AFAM, sono gli strumenti con i quali si intende programmare nei settori pubblici il taglio dei salari nei prossimi anni.
Il rinnovo delle RSU previsto a marzo 2015 assume quindi la veste di un appuntamento di grande rilievo. Le RSU hanno un ruolo fondamentale per la difesa del CCNL e della contrattazione e sono un avamposto di democrazia nei posti di lavoro.
La FLC CGIL ribadisce il giudizio fortemente critico sul piano de “La buona scuola” perchè intende piagare l’istruzione agli interessi del mercato e dell’imprese, cancella gli scatti di anzianità, sostituisce la cooperazione e l’idea di comunità delle scuole con la competizione individuale e risponde solo parzialmente alla necessità di stabilizzare il precariato. La prima condizione per una proposta di innovazione nella scuola pubblica è tornare a investire mentre con la legge di stabilità 2015 si continuano a tagliare risorse.
Per migliorare la qualità del sistema dell’istruzione e della ricerca occorre prima di tuttostabilizzare tutti i precari che da anni lavorano nei settori della conoscenza. Le nostre proposte, ribadite nell’ordine del giorno approvato dal Comitato direttivo nazionale del 20 e 21 Novembre, indicano le priorità per superare il precariato e la sentenza della Corte di Giustizia Europea può favorire il raggiungimento dell’obiettivo.
E’ inoltre indispensabile cancellare la legge Fornero sulle pensioni e dare una soluzione ai lavoratori coinvolti dalla quota 96. Ma la riuscita dello sciopero generale è fondamentale anche sul versante della qualità democratica che non può prescindere dal riconoscimento della funzione di rappresentanza dei corpi intermedi e dal valore del lavoro.
Per tutte queste ragioni occorre scioperare il 12 dicembre. 
Per unire il mondo del lavoro, lavoratori pubblici e privati, disoccupati e occupati, precari e lavoratori stabili, nord e sud, giovani e anziani. 
Questi sono gli obiettivi della CGIL e per questo non si può rispondere all’attacco alla dignità del lavoro pubblico e ai settori della conoscenza con uno sciopero del solo pubblico impiego! E’ una risposta sbagliata che anziché unire divide il mondo del lavoro e perciò risulta inefficace.
 
Ogni giorno decine di fabbriche chiudono, aumenta la disoccupazione e la povertà, a un' intera generazione viene negato il diritto allo studio, al lavoro, al reddito e si allarga il divario tra nord e sud. 
In questa condizione di forte disagio sociale il Governo cerca di far passare nell’opinione pubblica l’idea che i lavoratori pubblici siano dei privilegiati per giustificare il mancato rinnovo del contratto. 
Unire in uno sciopero generale tutti i lavoratori non è un esercizio di protesta ma un modo concreto di rivendicare politiche di giustizia sociale senza mediazioni al ribasso.
 
Il 12 dicembre fermiamo le scuole pubbliche e private, le università, la ricerca, i conservatori, le accademie e la formazione professionale.
FLC CGIL TORINO
 
Da L.S. VOLTA Torino.Collegio dei Docenti. Mozione su "La Buona scuola". PDF Stampa E-mail
 Da L.S. VOLTA Torino.Collegio Docenti. Mozione su "La Buona scuola".
 
"Siamo convinti che non esista alcuna connessione necessaria fra una tale destrutturazione del rapporto di lavoro dei docenti e le immissioni in ruolo promesse nel documento, che vanno sicuramente rivendicate ed anzi fatte immediatamente, come del resto sancito dall’Unione Europea (ricordiamo che l’Italia rischia una multa di 4 milioni di euro per il mancato rispetto della direttiva sul lavoro a tempo determinato nella scuola).
Riteniamo invece che nello stato attuale della scuola, vada sostenuto e riconosciuto, non solo economicamente, quanto di buono, tra enormi difficoltà, nelle scuole viene quotidianamente garantito – l'inserimento dei diversamente abili (unico al mondo), l'inclusione degli stranieri, l'ampliamento dell'offerta formativa, il mantenimento del tempo pieno e prolungato nella scuola primaria."
 
 
Riceviamo e pubblichiamo.
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Mozione approvata all'unanimità dal Collegio dei Docenti  del Liceo scientifico A.Volta di Torino.
 
Gli insegnanti del liceo “A. Volta”, raccogliendo l'invito del Premier Matteo Renzi ad esprimere nuove proposte ed il proprio parere su “La buona scuola”, 
dopo successivi momenti di confronto stabiliscono quanto segue:
 
Un giudizio fortemente negativo relativamente alla proposta governativa di introduzione di un sistema di ‘progressione di carriera’, non più basato sugli scatti di anzianità ma su premi stipendiali legati al “merito”, destinati esclusivamente ad un 66% della categoria, percentuale calcolata a partire da una valutazione meramente economica.
Le conseguenze relative all’organizzazione del lavoro dei docenti saranno pesantissime: gli insegnanti verranno spinti ad entrare in concorrenza fra di loro con l'effetto di indebolire la dimensione cooperativa dell'insegnamento che pure è assolutamente necessaria laddove si punti ad una scuola di qualità.
 
Va sottolineato che, in una situazione di blocco contrattuale prolungato negli anni (il contratto è scaduto da cinque anni) e di perdita secca del potere d’acquisto della retribuzione, il 34% della categoria che non accederà allo scatto per merito, non avrà alcuna possibilità di adeguamento e anzi assisterà di fatto ad una diminuzione della retribuzione.
L’invito alla mobilità contenuta nel documento, come soluzione per uscire dalla condizione di esclusione riservata a oltre un terzo della categoria, non potrà che determinare un ulteriore appesantimento della condizione di lavoro dei docenti (si pensi perdita di tutte le relazioni e delle modalità di collaborazione con i colleghi, magari costruite a fatica nel corso degli anni).
 
Siamo convinti che non esista alcuna connessione necessaria fra una tale destrutturazione del rapporto di lavoro dei docenti e le immissioni in ruolo promesse nel documento, che vanno sicuramente rivendicate ed anzi fatte immediatamente, come del resto sancito dall’Unione Europea (ricordiamo che l’Italia rischia una multa di 4 milioni di euro per il mancato rispetto della direttiva sul lavoro a tempo determinato nella scuola).
Riteniamo invece che nello stato attuale della scuola, vada sostenuto e riconosciuto, non solo economicamente, quanto di buono, tra enormi difficoltà, nelle scuole viene quotidianamente garantito – l'inserimento dei diversamente abili (unico al mondo), l'inclusione degli stranieri, l'ampliamento dell'offerta formativa, il mantenimento del tempo pieno e prolungato nella scuola primaria.
 
Si richiede pertanto:
 
la diminuzione del numero degli alunni per classe fino ad un massimo di 25 (20 in presenza di un diversamente abile);
stanziamenti per un piano di aggiornamento su tutto il territorio per una formazione permanente, non riservata al 66%, ma destinata a tutta la categoria, certificata e di qualità;
la riapertura di un contratto ampiamente scaduto e un adeguato riconoscimento salariale sia alla componente docente che alla componente ATA;
la collegialità didattica e la gestione democratica degli istituti attraverso tutte le componenti scolastiche;
Una proposta complessiva che si richiami al principio costituzionale della libertà di insegnamento (totalmente assente nel testo governativo) e parta da una seria riflessione sulle finalità del sistema scolastico per proporre  una progettualità reale, non appiattita su logiche economiche e di risparmio.
 
Torino, 19 novembre 2014
 
Da I.C. “C. NIGRA” Torino. Collegio Docenti.Mozione. Per una scuola democratica, per un lavoro d PDF Stampa E-mail
 Da I.C. “ C. NIGRA” -Torino. Collegio Docenti. Mozione. Per una scuola democratica, per un lavoro dignitoso.
 
" ... per l'attuazione di una effettiva politica di investimento di risorse pubbliche finalizzandola a:
a) sostenere il piano straordinario di immissioni in ruolo e riconoscimenti salariali adeguati
b) realizzare e rendere effettivo il funzionamento dell'Organico funzionale: per ampliare la didattica, ripristinare le esperienze del tempo pieno  e non per risparmiare sui fondi dedicati alle supplenze;
c) ripristinare i fondi a favore del Miglioramento dell'Offerta Formativa
d) estensione del piano straordinario di assunzioni, nonché dell'Organico funzionale, anche al personale precario Ausiliario Tecnico e Amministrativo.
e) rinnovare il contratto nazionale di lavoro e prevedere insieme ad un riconoscimento dell'anzianità interventi finalizzati a valorizzare la professionalità dei lavoratori e non alimentare meccanismi di mercato e competitivi. 
f) Intervenire sull'emergenza salariale dei lavoratori della scuola che dal mancato rinnovo del CCNL hanno mediamente perso circa 11.000 euro dal 2010 al 2014. Le lavoratrici ed i lavoratori della scuola hanno necessità di riconoscimenti salariali e professionali adeguati."

Riceviamo e pubblichiamo.
 
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ORDINE DEL GIORNO
Per una scuola democratica, per un lavoro dignitoso
Il Collegio dei Docenti dell’Istituto comprensivo “ C. NIGRA” in data 24\11\2014

 Constatato
Che il governo intende immettere in ruolo circa 148.000 docenti per esaurire in questo modo le graduatorie ad esaurimento e le graduatorie dei vincitori/idonei del concorso 2012 (senza prendere in considerazione tutti coloro che pur essendo abilitati hanno come unica prospettiva un concorso)
Che le risorse economiche necessarie alle immissioni in ruolo (1 miliardo di euro) sono state stanziate tagliando altri fondi del comparto, rinunciando così a realizzare un’autentica politica di investimenti nella scuola 
Che si intende penalizzare chi nella scuola lavora da anni abrogando da settembre 2015 lo scatto di anzianità (che per noi è sinonimo di esperienza acquisita sul campo) in cambio di un nuovo meccanismo fumoso che dovrebbe premiare il “merito”
Che tale merito andrebbe premiato con lo scatto di competenza (60 euro in più in busta paga), da conseguire tramite crediti didattici, formativi e professionali  di cui non sono precisati  i criteri e le modalità di acquisizione 
Che la presenza di tale crediti non implica la certezza del conseguimento dello scatto di competenza,   riservato esclusivamente al 66% del personale di  ciascuna scuola 
Che una logica siffatta è quantomeno paradossale in quanto equivale a sostenere che, a prescindere dall'impegno profuso e dai crediti conseguiti, è necessario penalizzare a priori un terzo della categoria dei lavoratori della conoscenza
Che l’istituzione stessa di questo meccanismo ha lo scopo di innescare un processo competitivo tra i lavoratori, di spezzare i legami di solidarietà della categoria, di minare le basi della comunità educante per la quale faticosamente si lavora quotidianamente
Che tale logica competitiva di cui sopra, oltre a danneggiare la solidarietà tra lavoratori, avrà sicuramente delle ricadute negative sugli apprendimenti dei alunni.
Che si intende promuovere una scuola competitiva propria di un modello sociale a favore  del mercato e del l'impresa e che non pone come centrale l’allievo e il suo sviluppo
Che il modello di scuola prospettato prevede la forte ingerenza nelle nostre scuole da parte di imprese e soggetti economici forti, così  da orientare la cultura in generale (e il piano dell'offerta formativa in particolare) verso i mutevoli (e per nulla pedagogici) interessi del mercato.
Che una parte significativa delle iniziative didattiche vengono oggi supportate dal contributo volontario delle famiglie e che ipotizzare una estensione di questi contributi (bonus fiscali, microfinanziamenti, ecc.) significa rinunciare a investimenti pubblici e legittimare le forti differenze e disuguaglianze che già vi sono tra le scuole,  secondo le diverse disponibilità economiche delle famiglie e dell'utenza.
Che la trasformazione del Collegio dei docenti in semplice Consiglio dei docenti, tramite la delegittimazione del valore e dei poteri della collegialità divenuta sinonimo di immobilismo, di veto, di impossibilità di decidere alcunché, pregiudica le competenze e la professionalità  degli insegnanti 
Che lo sbilanciamento dei poteri a favore del Dirigente scolastico (chiamata diretta dei docenti, gestione autonoma del dieci per cento del Fondo di Istituto) rischia di ledere la libertà di insegnamento, l'esistenza del pensiero critico all'interno delle nostre scuole e la dimensione democratica e di comunità educante 
Che l’assenza di riferimenti al contratto di lavoro denota la volontà governativa di ignorare le norme contrattuali, i lavoratori della scuola e le loro rappresentanze sindacali per operare in modo autocratico, considerando lavoratrici e lavoratori come un ostacolo al rinnovamento dell’istruzione pubblica che invece  essi chiedono da anni
Che l’assenza di riferimento alla stabilizzazione del personale ATA  e la quasi totale assenza di  altri riferimenti, con l’implicito disconoscimento del ruolo del personale ATA, hanno come obiettivo il considerare questi lavoratori esclusivamente come un costo da tagliare (come peraltro confermato dall'ultima Legge di stabilità)
 
 CONDIVIDE E FA PROPRIE le seguenti richieste di intervento
 
-  per l'attuazione di una effettiva politica di investimento di risorse pubbliche finalizzandola a:
a) sostenere il piano straordinario di immissioni in ruolo e riconoscimenti salariali adeguati
b) realizzare e rendere effettivo il funzionamento dell'Organico funzionale: per ampliare la didattica, ripristinare le esperienze del tempo pieno  e non per risparmiare sui fondi dedicati alle supplenze;
c) ripristinare i fondi a favore del Miglioramento dell'Offerta Formativa
d) estensione del piano straordinario di assunzioni, nonché dell'Organico funzionale, anche al personale precario Ausiliario Tecnico e Amministrativo.
e) rinnovare il contratto nazionale di lavoro e prevedere insieme ad un riconoscimento dell'anzianità interventi finalizzati a valorizzare la professionalità dei lavoratori e non alimentare meccanismi di mercato e competitivi. 
f) Intervenire sull'emergenza salariale dei lavoratori della scuola che dal mancato rinnovo del CCNL hanno mediamente perso circa 11.000 euro dal 2010 al 2014. Le lavoratrici ed i lavoratori della scuola hanno necessità di riconoscimenti salariali e professionali adeguati.
 
- per la realizzazione in ogni scuola di una qualità del lavoro atta a favorire la collaborazione e non la competizione individuale.
 
- per la promozione di un'idea di scuola fondata
a) sulla formazione e sulla crescita culturale. La scuola deve interloquire con il mondo produttivo ma non da una posizione di subalternità.
b) sul potenziamento del pensiero critico tra  gli alunni;
c) sulla possibilità di riscatto e di emancipazione sociale e culturale
d) estendere l'obbligo scolastico a 18 anni;
e) contrastare la dispersione scolastica e generalizzare la didattica laboratoriale.
 
Mozione votata il 25/11/14 dal Collegio docenti ( con 1 voto contrario)
 
 
12 dicembre 2014, uno sciopero che unisce PDF Stampa E-mail
 

Unire il mondo del lavoro, questo l’obiettivo dello sciopero generale proclamato da CGIL e UIL.


Lo sciopero generale proclamato da CGIL e UIL per il 12 dicembre 2014 è la risposta alle politiche fallimentari del Governo che stanno scaricando i costi della crisi sui lavoratori, i pensionati, le nuove generazioni e la parte più debole del Paese.

Il Jobs Act e la legge di stabilità 2015 sono i segnali più evidenti della subalternità del Governo alla Confindustria e ai poteri forti. Si vuole cancellare la funzione del sindacato, nei settori pubblici e nei settori privati, per indebolire i diritti dei lavoratori e ridurre ulteriormente i salari. 



Le manifestazioni del 25 ottobre e dell’8 novembre scorsi hanno evidenziato come il lavoro e il suo valore debbono tornare ad essere centrali per dare risposte alla domanda di cambiamento che emerge dal Paese.

 




Scarica il volantino dello SCIOPERO GENERALE fronte, retro

Vai ai volantini del comparto scuolauniversitàricerca e Afam

Senza il radicale cambiamento delle politiche economiche e sociali del Governo non si potranno rinnovare i contratti pubblici e non ci sarà una vera riforma delle pubbliche amministrazioni. Il decreto e il disegno di legge delega sulla pubblica amministrazione mortificano il lavoro pubblico e intendono rilegificare i rapporti di lavoro.

La cancellazione di fato del contratto nazionale, la forte limitazione della contrattazione nei luoghi di lavoro, insieme al blocco degli scatti di anzianità nella scuola, nell’università, nella ricerca e nell’AFAM, sono gli strumenti con i quali si intende programmare nei settori pubblici il taglio dei salari nei prossimi anni.

Il rinnovo delle RSU previsto a marzo 2015 assume quindi la veste di un appuntamento di grande rilievo. Le RSU hanno un ruolo fondamentale per la difesa del CCNL e della contrattazione e sono un avamposto di democrazia nei posti di lavoro.

La FLC CGIL ribadisce il giudizio fortemente critico sul piano de “La buona scuola” perchè intende piagare l’istruzione agli interessi del mercato e dell’imprese, cancella gli scatti di anzianità, sostituisce la cooperazione e l’idea di comunità delle scuole con la competizione individuale e risponde solo parzialmente alla necessità di stabilizzare il precariato. La prima condizione per una proposta di innovazione nella scuola pubblica è tornare a investire mentre con la legge di stabilità 2015 si continuano a tagliare risorse.

Per migliorare la qualità del sistema dell’istruzione e della ricerca occorre prima di tuttostabilizzare tutti i precari che da anni lavorano nei settori della conoscenza. Le nostre proposte, ribadite nell’ordine del giorno approvato dal Comitato direttivo nazionale del 20 e 21 Novembre, indicano le priorità per superare il precariato e la sentenza della Corte di Giustizia Europea può favorire il raggiungimento dell’obiettivo.

E’ inoltre indispensabile cancellare la legge Fornero sulle pensioni e dare una soluzione ai lavoratori coinvolti dalla quota 96. Ma la riuscita dello sciopero generale è fondamentale anche sul versante della qualità democratica che non può prescindere dal riconoscimento della funzione di rappresentanza dei corpi intermedi e dal valore del lavoro.

Per tutte queste ragioni occorre scioperare il 12 dicembre. Per unire il mondo del lavoro, lavoratori pubblici e privati, disoccupati e occupati, precari e lavoratori stabili, nord e sud, giovani e anziani. Questi sono gli obiettivi della CGIL e per questo non si può rispondere all’attacco alla dignità del lavoro pubblico e ai settori della conoscenza con uno sciopero del solo pubblico impiego! E’ una risposta sbagliata che anziché unire divide il mondo del lavoro e perciò risulta inefficace.

Ogni giorno decine di fabbriche chiudonoaumenta la disoccupazione e la povertà, a una intera generazione viene negato il diritto allo studio, al lavoro, al reddito e si allarga il divario tra nord e sud. In questa condizione di forte disagio sociale il Governo cerca di far passare nell’opinione pubblica l’idea che i lavoratori pubblici siano dei privilegiati per giustificare il mancato rinnovo del contratto. Unire in uno sciopero generale tutti i lavoratori non è un esercizio di protesta ma un modo concreto di rivendicare politiche di giustizia sociale senza mediazioni al ribasso.

Il 12 dicembre fermiamo le scuole pubbliche e private, le università, la ricerca, i conservatori, le accademie e la formazione professionale.

 
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