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Da L.S. VOLTA Torino.Collegio dei Docenti. Mozione su "La Buona scuola". PDF Stampa E-mail
 Da L.S. VOLTA Torino.Collegio Docenti. Mozione su "La Buona scuola".
 
"Siamo convinti che non esista alcuna connessione necessaria fra una tale destrutturazione del rapporto di lavoro dei docenti e le immissioni in ruolo promesse nel documento, che vanno sicuramente rivendicate ed anzi fatte immediatamente, come del resto sancito dall’Unione Europea (ricordiamo che l’Italia rischia una multa di 4 milioni di euro per il mancato rispetto della direttiva sul lavoro a tempo determinato nella scuola).
Riteniamo invece che nello stato attuale della scuola, vada sostenuto e riconosciuto, non solo economicamente, quanto di buono, tra enormi difficoltà, nelle scuole viene quotidianamente garantito – l'inserimento dei diversamente abili (unico al mondo), l'inclusione degli stranieri, l'ampliamento dell'offerta formativa, il mantenimento del tempo pieno e prolungato nella scuola primaria."
 
 
Riceviamo e pubblichiamo.
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Mozione approvata all'unanimità dal Collegio dei Docenti  del Liceo scientifico A.Volta di Torino.
 
Gli insegnanti del liceo “A. Volta”, raccogliendo l'invito del Premier Matteo Renzi ad esprimere nuove proposte ed il proprio parere su “La buona scuola”, 
dopo successivi momenti di confronto stabiliscono quanto segue:
 
Un giudizio fortemente negativo relativamente alla proposta governativa di introduzione di un sistema di ‘progressione di carriera’, non più basato sugli scatti di anzianità ma su premi stipendiali legati al “merito”, destinati esclusivamente ad un 66% della categoria, percentuale calcolata a partire da una valutazione meramente economica.
Le conseguenze relative all’organizzazione del lavoro dei docenti saranno pesantissime: gli insegnanti verranno spinti ad entrare in concorrenza fra di loro con l'effetto di indebolire la dimensione cooperativa dell'insegnamento che pure è assolutamente necessaria laddove si punti ad una scuola di qualità.
 
Va sottolineato che, in una situazione di blocco contrattuale prolungato negli anni (il contratto è scaduto da cinque anni) e di perdita secca del potere d’acquisto della retribuzione, il 34% della categoria che non accederà allo scatto per merito, non avrà alcuna possibilità di adeguamento e anzi assisterà di fatto ad una diminuzione della retribuzione.
L’invito alla mobilità contenuta nel documento, come soluzione per uscire dalla condizione di esclusione riservata a oltre un terzo della categoria, non potrà che determinare un ulteriore appesantimento della condizione di lavoro dei docenti (si pensi perdita di tutte le relazioni e delle modalità di collaborazione con i colleghi, magari costruite a fatica nel corso degli anni).
 
Siamo convinti che non esista alcuna connessione necessaria fra una tale destrutturazione del rapporto di lavoro dei docenti e le immissioni in ruolo promesse nel documento, che vanno sicuramente rivendicate ed anzi fatte immediatamente, come del resto sancito dall’Unione Europea (ricordiamo che l’Italia rischia una multa di 4 milioni di euro per il mancato rispetto della direttiva sul lavoro a tempo determinato nella scuola).
Riteniamo invece che nello stato attuale della scuola, vada sostenuto e riconosciuto, non solo economicamente, quanto di buono, tra enormi difficoltà, nelle scuole viene quotidianamente garantito – l'inserimento dei diversamente abili (unico al mondo), l'inclusione degli stranieri, l'ampliamento dell'offerta formativa, il mantenimento del tempo pieno e prolungato nella scuola primaria.
 
Si richiede pertanto:
 
• la diminuzione del numero degli alunni per classe fino ad un massimo di 25 (20 in presenza di un diversamente abile);
• stanziamenti per un piano di aggiornamento su tutto il territorio per una formazione permanente, non riservata al 66%, ma destinata a tutta la categoria, certificata e di qualità;
• la riapertura di un contratto ampiamente scaduto e un adeguato riconoscimento salariale sia alla componente docente che alla componente ATA;
• la collegialità didattica e la gestione democratica degli istituti attraverso tutte le componenti scolastiche;
• Una proposta complessiva che si richiami al principio costituzionale della libertà di insegnamento (totalmente assente nel testo governativo) e parta da una seria riflessione sulle finalità del sistema scolastico per proporre  una progettualità reale, non appiattita su logiche economiche e di risparmio.
 
Torino, 19 novembre 2014
 
Da I.C. “C. NIGRA” Torino. Collegio Docenti.Mozione. Per una scuola democratica, per un lavoro d PDF Stampa E-mail
 Da I.C. “ C. NIGRA” -Torino. Collegio Docenti. Mozione. Per una scuola democratica, per un lavoro dignitoso.
 
" ... per l'attuazione di una effettiva politica di investimento di risorse pubbliche finalizzandola a:
a) sostenere il piano straordinario di immissioni in ruolo e riconoscimenti salariali adeguati
b) realizzare e rendere effettivo il funzionamento dell'Organico funzionale: per ampliare la didattica, ripristinare le esperienze del tempo pieno  e non per risparmiare sui fondi dedicati alle supplenze;
c) ripristinare i fondi a favore del Miglioramento dell'Offerta Formativa
d) estensione del piano straordinario di assunzioni, nonché dell'Organico funzionale, anche al personale precario Ausiliario Tecnico e Amministrativo.
e) rinnovare il contratto nazionale di lavoro e prevedere insieme ad un riconoscimento dell'anzianità interventi finalizzati a valorizzare la professionalità dei lavoratori e non alimentare meccanismi di mercato e competitivi. 
f) Intervenire sull'emergenza salariale dei lavoratori della scuola che dal mancato rinnovo del CCNL hanno mediamente perso circa 11.000 euro dal 2010 al 2014. Le lavoratrici ed i lavoratori della scuola hanno necessità di riconoscimenti salariali e professionali adeguati."

Riceviamo e pubblichiamo.
 
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ORDINE DEL GIORNO
Per una scuola democratica, per un lavoro dignitoso
Il Collegio dei Docenti dell’Istituto comprensivo “ C. NIGRA” in data 24\11\2014

 Constatato
Che il governo intende immettere in ruolo circa 148.000 docenti per esaurire in questo modo le graduatorie ad esaurimento e le graduatorie dei vincitori/idonei del concorso 2012 (senza prendere in considerazione tutti coloro che pur essendo abilitati hanno come unica prospettiva un concorso)
Che le risorse economiche necessarie alle immissioni in ruolo (1 miliardo di euro) sono state stanziate tagliando altri fondi del comparto, rinunciando così a realizzare un’autentica politica di investimenti nella scuola 
Che si intende penalizzare chi nella scuola lavora da anni abrogando da settembre 2015 lo scatto di anzianità (che per noi è sinonimo di esperienza acquisita sul campo) in cambio di un nuovo meccanismo fumoso che dovrebbe premiare il “merito”
Che tale merito andrebbe premiato con lo scatto di competenza (60 euro in più in busta paga), da conseguire tramite crediti didattici, formativi e professionali  di cui non sono precisati  i criteri e le modalità di acquisizione 
Che la presenza di tale crediti non implica la certezza del conseguimento dello scatto di competenza,   riservato esclusivamente al 66% del personale di  ciascuna scuola 
Che una logica siffatta è quantomeno paradossale in quanto equivale a sostenere che, a prescindere dall'impegno profuso e dai crediti conseguiti, è necessario penalizzare a priori un terzo della categoria dei lavoratori della conoscenza
Che l’istituzione stessa di questo meccanismo ha lo scopo di innescare un processo competitivo tra i lavoratori, di spezzare i legami di solidarietà della categoria, di minare le basi della comunità educante per la quale faticosamente si lavora quotidianamente
Che tale logica competitiva di cui sopra, oltre a danneggiare la solidarietà tra lavoratori, avrà sicuramente delle ricadute negative sugli apprendimenti dei alunni.
Che si intende promuovere una scuola competitiva propria di un modello sociale a favore  del mercato e del l'impresa e che non pone come centrale l’allievo e il suo sviluppo
Che il modello di scuola prospettato prevede la forte ingerenza nelle nostre scuole da parte di imprese e soggetti economici forti, così  da orientare la cultura in generale (e il piano dell'offerta formativa in particolare) verso i mutevoli (e per nulla pedagogici) interessi del mercato.
Che una parte significativa delle iniziative didattiche vengono oggi supportate dal contributo volontario delle famiglie e che ipotizzare una estensione di questi contributi (bonus fiscali, microfinanziamenti, ecc.) significa rinunciare a investimenti pubblici e legittimare le forti differenze e disuguaglianze che già vi sono tra le scuole,  secondo le diverse disponibilità economiche delle famiglie e dell'utenza.
Che la trasformazione del Collegio dei docenti in semplice Consiglio dei docenti, tramite la delegittimazione del valore e dei poteri della collegialità divenuta sinonimo di immobilismo, di veto, di impossibilità di decidere alcunché, pregiudica le competenze e la professionalità  degli insegnanti 
Che lo sbilanciamento dei poteri a favore del Dirigente scolastico (chiamata diretta dei docenti, gestione autonoma del dieci per cento del Fondo di Istituto) rischia di ledere la libertà di insegnamento, l'esistenza del pensiero critico all'interno delle nostre scuole e la dimensione democratica e di comunità educante 
Che l’assenza di riferimenti al contratto di lavoro denota la volontà governativa di ignorare le norme contrattuali, i lavoratori della scuola e le loro rappresentanze sindacali per operare in modo autocratico, considerando lavoratrici e lavoratori come un ostacolo al rinnovamento dell’istruzione pubblica che invece  essi chiedono da anni
Che l’assenza di riferimento alla stabilizzazione del personale ATA  e la quasi totale assenza di  altri riferimenti, con l’implicito disconoscimento del ruolo del personale ATA, hanno come obiettivo il considerare questi lavoratori esclusivamente come un costo da tagliare (come peraltro confermato dall'ultima Legge di stabilità)
 
 CONDIVIDE E FA PROPRIE le seguenti richieste di intervento
 
-  per l'attuazione di una effettiva politica di investimento di risorse pubbliche finalizzandola a:
a) sostenere il piano straordinario di immissioni in ruolo e riconoscimenti salariali adeguati
b) realizzare e rendere effettivo il funzionamento dell'Organico funzionale: per ampliare la didattica, ripristinare le esperienze del tempo pieno  e non per risparmiare sui fondi dedicati alle supplenze;
c) ripristinare i fondi a favore del Miglioramento dell'Offerta Formativa
d) estensione del piano straordinario di assunzioni, nonché dell'Organico funzionale, anche al personale precario Ausiliario Tecnico e Amministrativo.
e) rinnovare il contratto nazionale di lavoro e prevedere insieme ad un riconoscimento dell'anzianità interventi finalizzati a valorizzare la professionalità dei lavoratori e non alimentare meccanismi di mercato e competitivi. 
f) Intervenire sull'emergenza salariale dei lavoratori della scuola che dal mancato rinnovo del CCNL hanno mediamente perso circa 11.000 euro dal 2010 al 2014. Le lavoratrici ed i lavoratori della scuola hanno necessità di riconoscimenti salariali e professionali adeguati.
 
- per la realizzazione in ogni scuola di una qualità del lavoro atta a favorire la collaborazione e non la competizione individuale.
 
- per la promozione di un'idea di scuola fondata
a) sulla formazione e sulla crescita culturale. La scuola deve interloquire con il mondo produttivo ma non da una posizione di subalternità.
b) sul potenziamento del pensiero critico tra  gli alunni;
c) sulla possibilità di riscatto e di emancipazione sociale e culturale
d) estendere l'obbligo scolastico a 18 anni;
e) contrastare la dispersione scolastica e generalizzare la didattica laboratoriale.
 
Mozione votata il 25/11/14 dal Collegio docenti ( con 1 voto contrario)
 
 
12 dicembre 2014, uno sciopero che unisce PDF Stampa E-mail
 

Unire il mondo del lavoro, questo l’obiettivo dello sciopero generale proclamato da CGIL e UIL.


Lo sciopero generale proclamato da CGIL e UIL per il 12 dicembre 2014 Ã¨ la risposta alle politiche fallimentari del Governo che stanno scaricando i costi della crisi sui lavoratori, i pensionati, le nuove generazioni e la parte più debole del Paese.

Il Jobs Act e la legge di stabilità 2015 sono i segnali più evidenti della subalternità del Governo alla Confindustria e ai poteri forti. Si vuole cancellare la funzione del sindacato, nei settori pubblici e nei settori privati, per indebolire i diritti dei lavoratori e ridurre ulteriormente i salari. 



Le manifestazioni del 25 ottobre e dell’8 novembre scorsi hanno evidenziato come il lavoro e il suo valore debbono tornare ad essere centrali per dare risposte alla domanda di cambiamento che emerge dal Paese.

 




Scarica il volantino dello SCIOPERO GENERALE fronte, retro

Vai ai volantini del comparto scuolauniversitàricerca e Afam

Senza il radicale cambiamento delle politiche economiche e sociali del Governo non si potranno rinnovare i contratti pubblici e non ci sarà una vera riforma delle pubbliche amministrazioni. Il decreto e il disegno di legge delega sulla pubblica amministrazione mortificano il lavoro pubblico e intendono rilegificare i rapporti di lavoro.

La cancellazione di fato del contratto nazionale, la forte limitazione della contrattazione nei luoghi di lavoro, insieme al blocco degli scatti di anzianità nella scuola, nell’università, nella ricerca e nell’AFAM, sono gli strumenti con i quali si intende programmare nei settori pubblici il taglio dei salari nei prossimi anni.

Il rinnovo delle RSU previsto a marzo 2015 assume quindi la veste di un appuntamento di grande rilievo. Le RSU hanno un ruolo fondamentale per la difesa del CCNL e della contrattazione e sono un avamposto di democrazia nei posti di lavoro.

La FLC CGIL ribadisce il giudizio fortemente critico sul piano de “La buona scuola” perchè intende piagare l’istruzione agli interessi del mercato e dell’imprese, cancella gli scatti di anzianità, sostituisce la cooperazione e l’idea di comunità delle scuole con la competizione individuale e risponde solo parzialmente alla necessità di stabilizzare il precariato. La prima condizione per una proposta di innovazione nella scuola pubblica è tornare a investire mentre con la legge di stabilità 2015 si continuano a tagliare risorse.

Per migliorare la qualità del sistema dell’istruzione e della ricerca occorre prima di tuttostabilizzare tutti i precari che da anni lavorano nei settori della conoscenza. Le nostre proposte, ribadite nell’ordine del giorno approvato dal Comitato direttivo nazionale del 20 e 21 Novembre, indicano le priorità per superare il precariato e la sentenza della Corte di Giustizia Europea può favorire il raggiungimento dell’obiettivo.

E’ inoltre indispensabile cancellare la legge Fornero sulle pensioni e dare una soluzione ai lavoratori coinvolti dalla quota 96. Ma la riuscita dello sciopero generale è fondamentale anche sul versante della qualità democratica che non può prescindere dal riconoscimento della funzione di rappresentanza dei corpi intermedi e dal valore del lavoro.

Per tutte queste ragioni occorre scioperare il 12 dicembre. Per unire il mondo del lavoro, lavoratori pubblici e privati, disoccupati e occupati, precari e lavoratori stabili, nord e sud, giovani e anziani. Questi sono gli obiettivi della CGIL e per questo non si può rispondere all’attacco alla dignità del lavoro pubblico e ai settori della conoscenza con uno sciopero del solo pubblico impiego! E’ una risposta sbagliata che anziché unire divide il mondo del lavoro e perciò risulta inefficace.

Ogni giorno decine di fabbriche chiudonoaumenta la disoccupazione e la povertà, a una intera generazione viene negato il diritto allo studio, al lavoro, al reddito e si allarga il divario tra nord e sud. In questa condizione di forte disagio sociale il Governo cerca di far passare nell’opinione pubblica l’idea che i lavoratori pubblici siano dei privilegiati per giustificare il mancato rinnovo del contratto. Unire in uno sciopero generale tutti i lavoratori non è un esercizio di protesta ma un modo concreto di rivendicare politiche di giustizia sociale senza mediazioni al ribasso.

Il 12 dicembre fermiamo le scuole pubbliche e private, le università, la ricerca, i conservatori, le accademie e la formazione professionale.

 
INFORM@ATA numero 9 anno 2014 PDF Stampa E-mail
 
INFORM@ATA numero 9 anno 2014 SCARICA




In questo numero:
 
  • Precari scuola: l’Europa apre le porte alla stabilizzazione.
  • Graduatorie di istituto ATA: possibile inserire le scuole anche per la II fascia. Scadenza 23 dicembre 2014
  • Deroghe Riforma Fornero riguardanti l’accesso alla pensione: Salvaguardati della scuola.
  • Pagamento stipendio supplenti: entro questa settimana i fondi necessari. Parola del MIUR
  • Costituito il gruppo di lavoro per la Revisione del Regolamento di contabilità delle scuole.
 
 
 
Dai docenti Liceo scientifico ‘A. Gramsci’ di Ivrea, riunitisi lunedì 10 novembre 2014 in assemblea PDF Stampa E-mail
Dai docenti Liceo scientifico ‘A. Gramsci’ di Ivrea, riunitisi lunedì 10 novembre 2014 in assemblea spontanea.
DALLA SCUOLA PER LA SCUOLA: un documento sul progetto ministeriale del CLIL (Contents and Language Integrated Learning) e per la scuola.
Riceviamo e pubblichiamo.

"12. La china e lo scopo della scuola. – La questione del CLIL serva dunque non solo a confrontarci con altre realtà scolastiche, ma anche per tentare di mettere bene in chiaro la china anti-democratica e per certi versi anche anti-costituzionale che l’Italia, specie sotto la spinta della crisi, e nonostante il semestre europeo, sta assecondando. A ragione Marco Revelli parla addirittura di cancellazione del lavoro come soggetto storico e politico (art. 1 della Costituzione). La scuola, dunque, come laboratorio privilegiato in cui e da cui poter osservare quella china, sostenendo la quale, prima o poi, approcci didattici come ad es. l’e-learning (prevedeva già J.-F. Lyotard negli anni ’70) renderanno facoltativa sia la frequenza dei discenti sia la docenza degli insegnanti. Nonostante il lungo torpore, e in mancanza di quella degli studenti, non c’è però altra coscienza della e nella scuola che quella dei docenti."

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DOCUMENTO
DALLA SCUOLA PER LA SCUOLA

I docenti del liceo scientifico ‘A. Gramsci’ di Ivrea, riunitisi lunedì 10 novembre 2014 in assemblea spontanea per discutere del progetto ministeriale del CLIL (Contents and Language Integrated Learning), sono giunti alla conclusione che tale iniziativa didattica, pur restando in sé, sul piano intenzionale, stimolante per il docente e un valore aggiunto per il discente, tuttavia per la maniera assolutamente approssimativa in cui è stata proposta, non può trovare una seria, adeguata e dignitosa attuazione pratica per i seguenti motivi:


1. Tempistica. – La combinazione dei nuovi contenuti didattici della riforma 2010 che arrivano quest’anno (2014-2015) per la prima volta alle classi quinte dei licei, con il rallentamento che sicuramente causerà l’introduzione del CLIL per alcuni dei contenuti disciplinari, è destinata a produrre effetti negativi sul conseguimento dei livelli di apprendimento attesi.
Ad esempio, se in ogni classe quinta si propone una dnl, una disciplina non linguistica diversa, anche la preparazione degli allievi per la maturità risulterà eterogenea. Se poi, com’è facile attendersi, si dovranno proporre unità CLIL per tutti gli anni di corso, allora si renderà necessario cambiare le dnl coinvolte. Si prevede pertanto ogni anno un CLIL di una materia diversa per allievi che già stentano con la lingua italiana. Ciò comporterebbe un ulteriore avvicendamento dei docenti, da una sezione all’altra, da un indirizzo all’altro. Ma tanto si sa, malgrado i numerosi e retorici richiami ad essa, la continuità didattica, dalla riforma Moratti in poi, è diventata un lusso. E gli studenti di origine straniera, non verranno così ulteriormente penalizzati?

2. Modalità. – L’accettazione, forse frettolosa, di compiti di didattica CLIL da parte di docenti sprovvisti dei requisiti linguistici minimi potrebbe rivelare problemi inattesi e indesiderati in fase esecutiva, con l’effetto di un complessivo discredito dell’iniziativa CLIL stessa.
Un discredito che, stando così le cose, finirà ben presto e inevitabilmente col tradursi in ulteriore mancanza di riguardo da parte degli studenti verso quei docenti che hanno accettato di svolgere le lezioni in lingua pur non avendone le competenze adeguate.

3. Proposte. – In ragione di queste considerazioni, si dovrebbe circoscrivere la didattica CLIL a quelle classi dove sono già presenti le competenze linguistiche e metodologiche richieste, e utilizzare negli altri casi «una organizzazione didattica flessibile finalizzata a una migliore utilizzazione delle competenze professionali disponibili nell’istituto… videoconferenze o webinar con esperti nazionali o internazionali… didattica a classi aperte… il coinvolgimento di più classi o gruppi classe… lezioni condotte da docenti esperti…». (La fonte del testo virgolettato è la nota MIURAOODGOS prot. N. 4969 del 25 luglio).
Oppure si potrebbe restringere il CLIL a materie tecniche dove l’uso dell’inglese è dominante a livello internazionale.

4. Risorse. – Veri docenti di lingua inglese, formati allo scopo fin dagli studi universitari, nella scuola ci sono già e sarebbe sufficiente incrementarne l’incisività in termini di ore di lezione. Con la riforma Gelmini sono state invece paradossalmente ridotte le ore di inglese nei licei scientifici.

5. Tagli e riduzioni. – È d’altronde scandalosa la svalutazione della lingua nazionale nella didattica scolastica. Le ore di italiano sono state diminuite nel liceo classico, nel liceo scientifico con l’opzione delle scienze applicate, nel liceo delle scienze umane, nell’istituto tecnico economico e nell’istituto professionale. Come afferma l’Accademia della Crusca l’insegnamento della lingua nazionale, andrebbe invece rafforzato, perché la padronanza della lingua materna condiziona anche la qualità dell’apprendimento delle altre discipline, comprese quelle scientifiche e le stesse lingue straniere.

6. Velleitarismo. – L’incongruenza di questo provvedimento è fin troppo palese, dal momento che, senza la possibilità e la volontà di investire un solo euro nella proposta da parte del Governo, i risultati che in tal modo si otterranno non potranno che essere del tutto negativi. Il fare senza poter fare è un velleitarismo che non porta da nessuna parte. È un errore che gli Italiani hanno già commesso e che i docenti ora non vogliono ripetere.

7. Contenuti. – In assenza di una effettiva competenza i contenuti delle lezioni dei docenti di discipline non linguistiche risulteranno forse più oscuri e incomprensibili, ma sicuramente più semplici e banali di quanto possano essere se trasmessi nella madrelingua. Se poi si considera che tali discipline (ad es. la storia) hanno già subito una riduzione oraria, l'impoverimento generale dei contenuti che ne risulta sembra essere inevitabile e irrimediabile. Ciò, come si intuisce, va a detrimento della effettiva conoscenza degli argomenti e non contribuisce affatto né a stimolare la curiosità nei discenti né tanto meno a far sviluppare in essi una coscienza critica. Ma è forse proprio questo uno degli obiettivi che, con questa proposta assolutamente destrutturata e improvvisata, si vuole raggiungere, questo lo scopo latente delle più recenti riforme

8. Competenze. – Per quanto necessario e imprescindibile, un fatto illogico resta sempre illogico. Questa iniziativa didattica (CLIL) risulta infatti del tutto illogica e senza fondamento, perché nessuno dei docenti della disciplina non linguistica (dnl), costretti ad accettare questa assurda normativa, possiede le competenze linguistiche richieste per svolgere il 50% delle lezioni, né il livello B2 (livello intermedio superiore) né tanto meno il livello C1 (livello avanzato o di efficienza autonoma).

9. Illogicità sistemica. – Una serie indeterminabile di fatti urgenti, necessari e dovuti, ma che alla radice sono viziati dall’illogicità, alla fine generano un sistema illogico e fondamentalmente incoerente a cui gli individui, pur volendo, non possono più sottrarsi. Un sistema di valeurs mensongères lo definirebbe Simone Weil. E mai, come dinanzi a questo provvedimento avvertiamo sino in fondo la pesanteur di cui parlava la filosofa-operaia.

1o. Coerente incoerenza. – Provvedimento che è poi l’ultimo di innumerevoli altri: tutti coerentemente incoerenti, perché, sebbene vengano emanati col contagocce, spalmati lentamente, gradualmente, allo scopo di non rivelare troppo la loro sostanziale incoerenza, non riescono tuttavia a nascondere il senso perverso e l’innegabile ingiustizia che vi si annida.
Non c’è catarsi, non c’è immedesimazione nella condizione peggiore di altri, che possa dissolvere o giustificare quella irresponsabile incoerenza o che possa spacciarla per opportunità di miglioramento e di crescita.

11. Il disagio. – Questo provvedimento mostra ancora una volta impudicamente il disagio vissuto dalla scuola e da coloro che la abitano coscienziosamente; un disagio che è quello stesso che non da ora, ma tempo, da troppo tempo, vive l’intero Paese. È il disagio della democrazia, ove «i soggetti politici sono ridotti a spettatori della propria miseria» (Carlo Galli), ossia a cittadini di un Paese da sempre assoggettato al «Regno della Necessità» (Barbara Spinelli), a uomini e donne che si affidano alla biopolitica di un «governo di necessità» (Ezio Mauro). Un disagio della politica democratica esploso in tutta la sua drammaticità tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, allorché entrare nella nostra Istituzione, nella nostra Casa repubblicana e democratica cominciò ad essere vissuto come un entrare in un «supermarket dei diritti» (C. Galli).

12. La china e lo scopo della scuola. – La questione del CLIL serva dunque non solo a confrontarci con altre realtà scolastiche, ma anche per tentare di mettere bene in chiaro la china anti-democratica e per certi versi anche anti-costituzionale che l’Italia, specie sotto la spinta della crisi, e nonostante il semestre europeo, sta assecondando. A ragione Marco Revelli parla addirittura di cancellazione del lavoro come soggetto storico e politico (art. 1 della Costituzione). La scuola, dunque, come laboratorio privilegiato in cui e da cui poter osservare quella china, sostenendo la quale, prima o poi, approcci didattici come ad es. l’e-learning (prevedeva già J.-F. Lyotard negli anni ’70) renderanno facoltativa sia la frequenza dei discenti sia la docenza degli insegnanti.
Nonostante il lungo torpore, e in mancanza di quella degli studenti, non c’è però altra coscienza della e nella scuola che quella dei docenti.

Ivrea, 19 novembre 2014


 
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